Nel momento di massima espansione della tecnologia eco-sostenibile basata sulla canapa, si diffusero degli interessi per lo sviluppo dell'industria plastica, chimica e petrolchimica che si contrapponevano allo sviluppo di questa risorsa. La guerra a questa pianta fu portata avanti su più fronti: le lobby del petrolio spinsero verso il proibizionismo spaventate dai prototipi di auto della Ford, inoltre gli Stati Uniti volevano boicottare le produzioni poiché era coltivata soprattutto in Messico, Paese in guerra con gli USA.

I trafficanti, dal Messico diffondevano la cannabis (chiamandola Marijuana) nel territorio americano e l'America vide il proibizionismo di questa sostanza come un mezzo per colpire ulteriormente le finanze di un paese povero e dedito all'agricoltura. Infine anche alcune industrie della carta fecero cartello per boicottare le produzioni di carta realizzata in canapa e aggiudicarsi anche quella fetta di mercato.

Un esempio è l'industria chimica Du Pont che forniva grandi quantità di solventi chimici alla catena Hearst per la produzione di carta da giornale realizzata a partire dal legno di alberi. Queste due aziende decisero quindi di coalizzarsi e di organizzare una campagna stampa per mettere in cattiva luce le produzioni di canapa. Nella loro campagna di disinformazione, i giornali di questa industria, affermavano che questa pianta portasse una miriade di "mali sociali" (assassini, comunisti, infedeltà coniugale e rapporti sessuali tra donne bianche e razze inferiori). I titoli pubblicati da questa testata giornalistica spesso riportavano frasi come: "I tre quarti dei reati di questo paese sono causati dalla marijuana".

Nel 1937 negli Stati Uniti venne approvata una legge che proibiva la coltivazione di canapa per qualsiasi scopo, compreso l'uso industriale o medico. Seguendo l'esempio degli Stati Uniti, in breve tempo moltissimi stati del resto del mondo proibirono la coltivazione e il consumo di questa importante risorsa che venne demonizzata per lungo tempo.

Da allora, in tutto il mondo chiunque infrangesse la legge e commettesse reati legati alla coltivazione, vendita o utilizzo di prodotti legati alla canapa rischiava la prigione. Fu negli anni '70 che l'utilizzo aumentò grazie agli Hippie, un'intera generazione di ragazzi che la usava a scopo spirituale seguendo l'esempio dei Rastafariani della Giamaica (movimento reso celebre da Bob Marley). Essi ritenevano che fumare questa pianta aiutasse la meditazione e la preghiera e la consideravano una droga "spirituale" che portasse verso uno stato di pace interiore.

La canapa utilizzata da Hippie e Rastafarian non era molto potente dal punto di vista psicoattivo, infatti conteneva concentrazioni di THC inferiori al 6%. Considerando che l'effetto di questo cannabinoide viene bilanciato dal CBD, l'effetto principale di questa canapa è rilassante e predispositivo verso la meditazione. La velocità degli anni 80, ha portato il mercato verso una ricerca di sballi più grossi e la creazione di varietà di canapa con contenuti di THC superiori al 20%. Questa tipologia di droga prende il nome di Skunk.

Il mercato però continuò a richiedere droghe sempre più forti e potenti che hanno portato alla selezione di ibridi con un THC fino al 34%. Numerosi studiosi hanno iniziato a verificare gli effetti del THC confermando che nel lungo periodo, percentuali elevate di THC causano danni neurologici. La canapa ha incominciato ad essere associata a queste varietà e agli effetti dannosi che possono portare; ciò, associato alle leggi e campagne proibizionistiche, ha contribuito a screditare l'immagine della canapa.